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La nascita delle Comunità Energetiche in Italia: intervistato Daniele Iudicone per saperne di più

Tra le tante attese che il nostro sistema Paese ha messo in stand by c’è anche quella relativa al lasciapassare per le comunità energetiche, intese come entità in grado di generare energia da fonti rinnovabili, da usare e condividere.

“Al momento siamo in attesa della ricezione della normativa della comunità europea, che già disciplina tutto il settore delle comunità energetiche – fa notare Daniele Iudicone della Imc Holding che detiene il brand Fotovoltaico Semplice – Molte nazioni hanno già intrapreso questo percorso in maniera virtuosa e con grandi risultati, si pensi al caso della Germania dove le comunità energetiche sono particolarmente attive e godono dello scambio che avviene tra il produttore di energia green e un cittadino, che pur non possedendo un impianto fotovoltaico installato può ugualmente acquistare energia a chilometro zero.

Questo concetto sarà valido sia per la produzione in tempo reale sia per l’energia stoccata nelle batterie degli stessi utenti, i quali potrebbero avere interesse a vendere dei kW di energia accumulata ma al momento non in utilizzo, guadagnando quindi con la cessione alla rete elettrica“.

Il termine ultimo per la normativa è il 2021 e i prossimi 12 mesi saranno cruciali per rendersi operativi a tutti gli effetti. Cosi con Iudicone abbiamo voluto capire come ci si sta preparando. Il manager non si è tirato indietro e ha risposto alle domande di Green Planner.

Cosa si sente di chiedere alla politica per risolvere questo importante passaggio di libertà di approvvigionamento? “La mia richiesta, che è anche la mia speranza, è quella di non burocratizzare il mondo delle comunità energetiche ponendo ostacoli normativi a un sistema che si basa innanzitutto sulla semplicità di funzionamento garantita dalle tecnologie già esistenti. Lo scambio di energia fotovoltaica da parte degli utenti si è dimostrata estremamente vantaggiosa, laddove è attiva, e caratterizzata da tempistiche nettamente inferiori rispetto a quelle attuali. Ogni secondo ci sono milioni di kW che transitano nella rete elettrica gestita da Gse, il Gestore dei Servizi Elettrici, un’agenzia governativa che paga l’energia immessa, ma con tempi e modalità piuttosto macchinose. L’introduzione delle comunità energetiche, al contrario, darà la possibilità di svolgere queste operazioni in tempo reale. Il nostro timore riguarda soprattutto eventuali cavilli burocratici e tasse sulla produzione di energia verde che finirebbe con l’ostacolare un mercato molto florido. Non dimentichiamo inoltre che la nostra nazione è considerata l’Arabia Saudita delle energie rinnovabili: la rivoluzione green su scala mondiale potrebbe vedere proprio l’Italia, una volta tanto, in prima fila tra i Paesi protagonisti”.

Il nuovo slittamento dell’abolizione del mercato tutelato ricadrà sulla possibile attuazione delle comunità energetiche? “È impossibile stabilire quello che accadrà a livello globale, ma non è da escludere che qualche implicazione possa esserci. Non sappiamo se verranno normati alcuni passaggi quando il mercato sarà totalmente libero o se verrà attuato il passaggio totale alla ricezione della normativa con le disposizioni della comunità europea. Solo quando saremo vicini alla scadenza potremo valutare il grado di libertà effettiva di cui disporremo per la creazione di una vera e propria comunità energetica”.

In che modo siete pronti a supportare le comunità energetiche?

“Attualmente abbiamo una comunità diffusa su tutto il territorio italiano, con diverse migliaia di clienti del nostro brand Fotovoltaico Semplice che sono già pronti per usufruire dei vantaggi generati da questo nuovo approccio, per esempio attraverso lo scambio in tempo reale del surplus prodotto dai loro impianti e la conseguente immissione di energia nella rete elettrica”.

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Intervista pubblicata su Green Planner Magazine:

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